domenica 1 giugno 2014

LA MACCHINA (1)


La macchina è fatta per agire, per muoversi, ha bisogno di ingojarsi la nostra anima, di divorar la nostra vita. E come volete che ce le ridiano, l'anima e la vita, in produzione centuplicata e continua, le macchine? Ecco qua: in pezzetti e bocconcini, tutti d'uno stampo, stupidi e precisi, da farne, a metterli sù, uno su l'altro, una piramide che potrebbe arrivare alle stelle. Ma che stelle, no, signori! Non ci credete. Neppure all'altezza d'un palo telegrafico. Un soffio li abbatte e li ròtola giù, e tal altro ingombro, non più dentro ma fuori, ce ne fa, che - Dio, vedete quante scatole, scatolette, scatolone, scatoline? - non sappiamo più dove mettere i piedi, come muovere un passo. Ecco le produzioni dell'anima nostra, le scatolette della nostra vita!"
(pag. 48)

Il tema fondamentale del libro è proprio il timore verso le macchine e verso la loro diffusione nei più svariati settori che avviene in Italia a partire dal Novecento. Ma cosa è una macchina? Cosa intendiamo per meccanizzazione? Su quali basi poggia? a cosa ha portato? Quali furono e quali sono i rivolti sociali in Italia? Per dare una risposta a queste domande invito vivamente a leggere  questo esaustivo approfondimento tratto dall'enciclopedia Treccani.

venerdì 30 maggio 2014

AUTOMA(TICO)

E mi son messo, come un automa, a girar la manovella” (pag. 131)

“ Ebbene: si trova davanti un'altra macchina, un pianoforte automatico, un cosiddetto piano-melodico.”(pag. 62)

“L'anima, che muove e guida le mani di quest'uomo, e che or s'abbandona nelle cavate dell'archetto, or freme nelle dita che premono le corde, costretta a seguire il registro di quello strumento automatico!” (pag. 62)

APPRONDIMENTO: automatico, automa.

LAMPADINA ELETTRICA

“Ma no, dico che tutto si compensa alla fine: è una mia idea: tante cose nel buio vedevo io con quei lumi là, che loro forse non vedono più con la lampadina elettrica, ora; ma in compenso, ecco, con queste lampadine qua altre ne vedono loro, che non riesco a vedere io;”
(Tratto da Quaderno IV, paragrafo III, pag. 142)

Qui di seguito suggerisco un interessante lettura legata a questo fondamentale e sempre reinventato strumento, quale appunto la lampadina elettrica.



PELLICOLA

“Il direttore, secondo la lunghezza della scena, mi dice approssimativamente il numero dei metri di pellicola che abbisognano, poi grida agli attori:
- Attenti, si gira!
E io mi metto a girar la manovella.” (pag. 46)

“Vado dal magazziniere a provvedermi di pellicola vergine, e preparo per il pasto la mia macchinetta.” (pag 102)

“Il pubblico non lo vedono più. Pensa la macchinetta alla rappresentazione davanti al pubblico, con le loro ombre; ed essi debbono contentarsi di rappresentare solo davanti a lei. Quando hanno rappresentato, la loro rappresentazione è pellicola.”(pag. 117)

“Mi domandi forse quanto può durare una pellicola per farmi pensare che tu lasci di te quella tua immagine col dito su la bocca? E credi forse di dover riempire e spaventare tutto il mondo con quella tua immagine ingrandita, nella quale si possono contare i peli delle ciglia? Ma che vuoi che duri una pellicola?” (pag. 272)

“Bellissimo! Ma questo, caro mio, è un dramma, un dramma perfetto! Successone sicuro! Vuoi fare una pellicola? Non te lo permetterò mai! Come pellicola non va: te l'ho detto, caro, troppo fino, troppo fino. Qua ci vuol altro! Tu sei troppo intelligente, e lo intendi." (pag.118)

Approfondimento: pellicola.

IL MOTORE

il fremito incalzante di tante macchine, vicine, lontane? quello del motore dell'automobile? quello dell'apparecchio cinematografico.

link: motore.

giovedì 29 maggio 2014

LA DINAMO

“addetti alle dinamo e agli altri macchinarii, ai prosciugatoj, all'imbibizione, ai viraggi, alla coloritura, alla perforatura della pellicola, alla legatura dei pezzi.”
(pag. 101)

approfondimento: la dinamo



mercoledì 28 maggio 2014

IL FUCILE

“non ho la freddezza di star lì fermo a prender bene la mira per colpirla dove va colpita. Non so sparare; non so imbracciare il fucile
(tratto da quaderno IV, paragrafo III, pag 154)

“Il berretto di velluto nero in capo, dalla lunga visiera, la giubba rossa, una tromba da caccia, d'ottone, a tracolla, i calzoni bianchi, di pelle, aderenti alle cosce, gli stivali con gli sproni, il fucile in mano: ecco, era pronto.”
(tratto da Quaderno VII, paragrafo IV, pag 273)

“così che seguitò la mano a obbedire anche quando con terrore io vidi il Nuti distrarre dalla belva la mira e volgere lentamente la punta del fucile là dove poc'anzi aveva aperto tra le frondi lo spiraglio, e sparare”
(tratto da Quaderno VII, paragrafo IV, pag 275)

Il fucile ripreso in questi passi assume una funzione fondamentale alla fine del romanzo, in quanto è strettamente collegato al delitto che Gubbio assiste proprio davanti ai suoi occhi e a quelli del cinematografo, che riprende la terribile scena.
Per informazioni sul fucile cliccare sul link.



un antico fucile da caccia